Articolo 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Come mai il diritto al lavoro compare tra i principi fondamentali della nostra costituzione, mentre nelle altre costituzioni europee è posto nella sezione dei rapporti economici?
Quale è stato il ruolo delle diverse personalità dei protagonisti dell’Assemblea costituente e quali le culture politiche che in essa hanno prevalso, nella formulazione di questo principio?
Partendo da questi quesiti cercheremo di capire se la centralità del lavoro e la sua dignità, espresse dalla nostra Carta costituzionale, siano ancora attuali, e se il lavoro contemporaneo, nelle sue molte forme e precarietà, possa ancora concorrere al progresso materiale e spirituale della società.
Stefano Gallo è ricercatore indipendente di Storia contemporanea, primo ricercatore presso CNR - Istituto di Studi sul Mediterraneo (ISMed). Collabora con l’Istoreco di Livorno e il Dipartimento di Storia dell’Università di Pisa; ha trascorso periodi di ricerca a Lisbona, Parigi, Ginevra. È socio fondatore e membro del direttivo della Società Italiana di Storia del Lavoro e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Firenze. Tra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo Primo Maggio (Il mulino, 2025) e Storia del lavoro nell'Italia contemporanea (Il mulino, 2023).
Luca Crisafulli è avvocato, consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Bolzano, già membro di nomina governativa della Commissione dei sei e dei dodici. Si occupa di diritto del lavoro, sindacale e della previdenza sociale e di ogni questione inerente ai rapporti di lavoro.
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